THE NIGHT AN ARTIFICIAL LIGHT REVIEWS
Rockerilla - Oct 2010

Nati a Bologna nel 2006, i Morse Code sono artefici di un blend musicale che mischia Fugazi, Slint, Tortoise, sperimentalismo e cellule indie rock in egual misura. La band costituita da Alessio Crotti (basso, voce), Alessandro Gallerani (chitarra, voce) e Stefano Passini (batteria, voce), tutti e tre già componenti dei Caboto. Lo spigoloso basso di Crotti getta le linee guida della maggioranza dei brani, sostenuto dalle ritmiche incalzanti di Passini, mentre Gallerani dà vita a riff abrasivi, feedback e arpeggi, citando Lee Ranaldo, Marc Ribot e i Gang of Four.
I Morse Code sembrano voler abbracciare la lezione scritta ai loro tempi dai Brion yr Aur, dagli Starfuckers e i Three Second Kiss, portando qualcosa di non derivativo nel milieu del rock europeo. Non vi sono provincialismi o scopiazzature in 'the Light an Artificial Light', ma una band che sembra aver ancora un enorme margine di crescita, capace di possedere un suono personale e definitivo.
Il sound dei Morse Code, infatti, sembra essere capace di spaziare dall'acid rock di 'Cough Fee' (in bilico fra John Cipollina e Robert Fripp), al post rock di 'Mice vs. People', le marcette avantgarde di 'Rodeo', l'hardcore venato di funk di 'Fake Smile', pur mantenendo una personale coerenza.
L'album è stampato dalla Monster Rec, etichetta cooperativa al suo debutto in questi mesi, e la distribuzione segue i canali live.

VOTO 8/10

Simone Bardazzi.
SodaPop - Sep 2010 (> leggi online)

I redivivi (ex-)Caboto Alessandro Gallerani (chitarra), Alessio Crotti (basso) e Stefano Passini (batteria) mettono insieme un gustoso tritato misto (da Zappa ai A Minor Forest spruzzati funk, tanto per orientarvi) in salsa math: una sorpresa così gradita e gradevole che non per dispetto ci si ritrova a cercarne le debolezze, ma per sincero impulso a spingere questi agilissimi musicisti a dare il meglio e a darlo presto, perché di roba così, insieme “classica” e coraggiosa, c’e n’è sempre un gran bisogno. Le uniche pecche di questo disco - pensato bene e suonato meglio - sono il cantato, che zavorra l’insieme in affollatissimi lidi circa-Dischord ‘90, e una produzione altalenante quando non del tutto assente (globalmente, i suoni e le dinamiche non sono proprio all’altezza dei pezzi): il convergere di questi due difetti “appesantisce” sensibilmente il lavoro nel suo complesso, rendendolo alla lunga un po’ monotono… d’altronde, però, materiali di questo tipo sono estenuanti per vocazione: a fare davvero la differenza è la personalità che emerge (o meno) dal magma caotico e ribollente. Ecco: i Morse Code sembrerebbero avere la lucidità necessaria per dar forma compiuta ed elegante a tanta frastornante schizo-fonia. Bravi.

Mattia Solaroli.
Loudvision - Sep 2010 (> leggi online)

L'ordine del caos

Basso, batteria e chitarre. Questi sono gli elementi principali di una musica in cui regna il caos, dove il tempo cambia più volte all'interno della stessa canzone e dove non esiste uno schema preciso da seguire: tutto sembra adagiato in un disordine nel quale molte persone riescono ugualmente a trovare il loro ordine.

Tutto l'album sembra improvvisato sul momento, con giri di chitarre ripetuti, una batteria che viene picchiata drasticamente e un risultato che, a ben vedere, potrebbe definirsi 'nuovo blues'. Ogni tanto compare anche la voce, usata quasi come uno strumento per riempire spazi all'interno delle canzoni.

Album d'esordio per questo nuovo gruppo bolognese pubblicato dalla neonata etichetta Monster Records. Un CD da ascoltare e riascoltare più volte. Difficile nella sua composizione, contorto e distorto, arricchito da quelle classiche canzoni che non hanno una via di mezzo: o le odi e le amerai per sempre. Non è musica per tutti, bisogna trarne il vero significato e farlo proprio.

VOTO 7/10

Alessio Basile.
Sentire e Ascoltare - Giu 2010 (> leggi online)

[...] arrivano direttamente dal catino iper-virtuoso e ormai ufficialmente defunto dei Caboto - si parla di tre dei sei musicisti che costituivano l'ossatura della band bolognese – e rinvigoriscono a suon di funk, post-rock, jazz, free, psichedelia, tempi dispari, una concezione di musica totale e decisamente sperimentale. The Night An Artificial Light (Monster, 6.7/10) impressiona, ai limiti dell'ubriacatura.

Luca Barachetti, Teresa Greco, Stefano Solventi, Fabrizio Zampighi
Rumore - Giu 2010

Voglio segnalare due belle uscite di due gruppi italiani di Palermo e Bologna, assolutamente degne di competere sulla scena internazionale. [...] Ed ora a Bologna. Dove dalle ceneri dei Caboto sono nati i Morse Code. Alessandro Gallerani alla chitarra, Alessio Crotti al basso e Stefano Passini alla batteria.
Un trio superdinamico e imprevedibile, a giudicare dalle direzioni che di volta in volta prende la loro musica. Mobile, aspra, fluttuante, con largo spazio lasciato all'improvvisazione. The Night an Artificial Light è il loro esordio su Monster. Ipnotico, sincospastico nei ritmi e nelle cadenze (senti gli strumenti quasi 'sbattere' l'uno contro l'altro) ma pure minimalmente jazz-blues.
I percorsi musicali dei Morse Code possono incrociare quelli di gruppi come US Maple, ma anche ricordare qualcosa dei Primus o dei Firehose di Mike Watt. Psichedelici persino, e heavy, quando è il caso; vedi ad esempio Free Music, che sembra un pezzo degli Stooges rifatto dai...Young Marble Giants.

Claudio Sorge (Direttore di Rumore)
CUT IT, PRESS IT, DISTRIBUTE IT/XEROX MUSIC IS HERE AT LAST
(desperate bicycle, don't back the front, 1977)