INNER CROWD REVIEWS
Hate TV - October 2010 (> leggi online)
I Brain in Vain sono un duo, chitarra e batteria, nato dai bolognesi Stefano Passini e Branco, già attivi con altri progetti come Caboto, Morse Code e Supertele.
Inner Crowd, registrato in due sessioni, è il loro primo disco pubblicato per Monster Record e suona decisamente bene pur senza l'ausilio di un bassista e con una line up scarna formata da una chitarra, una batteria e le voci dei due ragazzi.
Già dall'apertura affidata a Superimposition, traccia adrenalinica e dall'effetto sicuro, si intuisce la direzione del disco; chitarra leggermente distorta su un tempo sincopato, strutture scomposte e contorte, voce in inglese, non esattamente londinese ma migliore rispetto ad altri compatrioti che si cimentano nella canzone anglofona, che si incastra negli anfratti lasciati dagli strumenti fino al breakdown strumentale che ricorda spesso i Sonic Youth per poi ripartire velocemente. Taken the cake, il secondo atto di questo album, riprende a grandi linee quanto visto precedentemente e che sarà poi il filo conduttore di tutte le nove tracce che, nonostante non siano eccessivamente differenziate tra loro, sono varie quanto basta per non annoiare mai e scorrere piacevolmente.
L'album nasce probabilmente da improvvisazioni e dialoghi fra i due strumentisti, le cui doti tecniche, indubbiamente elevate, sono a tratti messe in ombra da una registrazione non impeccabile che toglie forse un po' di grinta alla chitarra nelle parti più distorte e aggressive.
A parte queste piccole pecche -la registrazione imperfetta e la leggera ripetitività che alla lunga l'album presenta- i due hanno svolto un bel lavoro, riuscendo a tirare fuori nove tracce diverse e mai noiose, senza far notare l'assenza di un bassista e presentando un disco che spazia dal blues al rock più rumoroso fino alle soglie del post-rock, utilizzando la tecnica per comporre e registrare musica genuinamente innovativa, non forzata o scontata pur restando ancorati ad una tradizione forte.
FriendOfTheNight
LoudVision - September 24th 2010 (> leggi online)
I bolognesi Brain In Vain, due facce già note all'interno del panorama musicale indipendente, pubblicano il primo album con la Monster Records
dal titolo "Inner Crowd".
Il disco è caratterizzato da un insieme ordinato di improvvisazioni, precedentemente eseguite e poi fissate
in dialoghi tra chitarra e batteria, accompagnate da ritmi sincopati e pennate decise, il tutto addolcito di tanto in tanto da parti strumentali
melodiche che cercano in qualche modo di riscaldare l'ambiente un po' freddo e cinico creato volutamente dalla voce.
La band sembra voler proporre qualcosa di originale, di non banale e scontato, distruggendo e scomponendo i canoni ritmici
e melodici delle classiche hit da radio. Questo è un tipo di lavoro che si auspica adottino tutte i nuovi gruppi, ovvero, cercare di
andare oltre a ciò che solitamente si è abituati a sentire o suonare. Creare, nel senso più vero della parola. E questo non significa
che basta usare il nero al posto del bianco.
Luca Bellinello
Rockit - September 15th 2010 (> leggi online)
Non capita tutti i giorni di trovarsi davanti ad un duo di chitarra e batteria dai colori
che spaziano dal blues al post-rock, in modo naturale e senza mai cadere nel banale.
La registrazione sembra fatta in casa e non dà pienamente giustizia al lavoro del duo: infatti
le indiscutibili doti tecniche sono messe in ombra, ad esempio, da un suono di chitarra
che non ha mai la spinta dovuta. E dovendo analizzare non tanto una band quanto un disco,
è inevitabile che ciò influisca sul giudizio finale. Detto ciò non si può rimanere indifferenti
davanti ai tecnicismi espressi in "Little annoying brain", o alla carica di pezzi come "Superimposition"
e "Taken the cake", dimostrano che i Brian in Vain valgono, si distinguono dalla massa ma soprattutto dalle
tante band vicine a loro come genere e influenze. Originali e innovativi.
Francesco Caprai
Kathodic - April 29th 2010 (> leggi online)
I Bran In Vain sono un duo bolognese dedita ad una new wave intellettuale e nevrotica con innesti post-rock. In questo “Inner Crowd” il risultato si traduce in una manciata di brani fatti di ritmiche dispari, cambi di tempo e riff sghembi e saltellanti. I principali riferimenti musicali per Stefano Passini (batteria e voce) e Branco (chitarra) sembrano essere Talking Heads e Franz Ferdinand, come dimostrano le funkeggianti Little Annoying Brain e Optimism, ma non mancano passaggi più cupi e inquietanti (Black Sand) che fanno pensare addirittura ai mantra funerei dei Joy Division.
Tra le altre tracce, segnaliamo l’opener Superimposition, Hat Back (entrambe contraddistinte da fluidi cambi di tempo e chitarre isteriche) e la strumentale Gary Oldman Army. I testi, recitati in un registro che trasuda uno snobistico distacco che ricorda quello di David Byrne, aggiungono un ulteriore fascino al disco. .
(4 stelle e mezzo)
Marco Loprete
Sentire e Ascoltare - Giu 2010 (> leggi online)
[...] duo chitarra e batteria impegnati con Inner Crowd (Monster, 6.9/10) a trovare una personalissima via di fuga tra funk, blues, cadenze quasi math-hendrixiane
racchiusa in una girandola di controtempi e rivisitazioni delle classiche dodici battute (Superimposition).
Luca Barachetti, Teresa Greco, Stefano Solventi, Fabrizio Zampighi
Rockerilla - Feb 2010
Vi capitasse di possedere una delle 200 copie in cui è enumerata la sonicità di questo duo, una soddisfazione sottile vi coglierà: scoprire ch'eppur qualcosa ancor si muove, nel post e avant-rock.
Le spigolose jam di Stefano Passini (batteria e voce) e Branco (chitarra) rinfrescano l'ambiente sottoponendo ad una gelata doccia di lo-fi le traiettorie sghembe e cinematiche dei gruppi di provenienza (caboto e collettivo dantzig). Immaginatevi una Jon Spencer Blues Explosion stregata più dagli Shellac che dalle atmosfere del Delta, o un Hendrix ai primi esperimenti in 5/4.
Il cantato racconta una storia un po' sotto il livello della proposta strumentale,ma poi diventa un ingrediente narrativo strutturale, nei goduti riascolti che si impongono spontaneamente.
(7/10)
Diego Capelli
Blow Up - Feb 2010
Prima uscita in tiratura limitata (e a richiesta) per questo duo chitarra/batteria (e voce) con esperienza pregressa nell'indie italiano (roseislandroad, caboto).
Tempi irregolari e frammentati, angolarità e recitati contrappongono un'impostazione chirurgica di un'inclinazione blues-punk che scalpita e tira calci nel tentativo di emergere come una fusione a freddo tra Jon Spencer e math rock chicagoano che riesce a scaldarsi veramente solo in divenire.
(6)
Fabio Polvani
CUT IT, PRESS IT, DISTRIBUTE IT/XEROX MUSIC IS HERE AT LAST
(desperate bicycle, don't back the front, 1977)